Pietro Antonio Bernabei

PRESENTAZIONE IN FORMA DI LETTERA

Caro Pietro

davvero sei un uomo che sa disorientare chi pensava di conoscerti.

Per tanti anni ti ho conosciuto ed ammirato come ricercatore di valore assoluto e come medico dotato insieme di competenza tecnica e di umanità (associazione purtroppo sempre più rara!). Certo, sapevo della tua non comune capacità di soffrire per ciò che di ingiusto e di brutto ci circonda, del tuo rifiuto ad anestetizzarti l' anima, ma queste doti (o stigmate, non sono mai riuscito a definirlo) di solito riusciamo tutti a relegarle dietro a un cumulo di cure quotidiane che le addormentano pian piano e le soffocano come i rovi soffocano il seme della parabola. Invece per te non è stato così. Come dice Hesse, ci sono uomini per cui non tutto è ovvio ed accettabile, e per loro la vita si fa più difficile che per gli altri, finche almeno non riescono a trovare la via che conduce al patto di alleanza con se stessi e col divino.

Per te questa via non poteva che passare attraverso la tua Medicina, almeno se non volevi arrivare ad una schizofrenia che vedesse la tua vita spaccata in due tronconi separati e senza comunicazione fra loro. E così sei riuscito in una specie di assurdo miracolo: avevi a disposizione Arte e Scienza e ne hai fatto una cosa sola, portando l' immagine della scienza all' arte, cioè innalzando la tecnica, e non abbassando l' arte come facciamo in tanti.

Un racconto di un vangelo apocrifo persiano narra che Cristo, camminando con i Discepoli, ed osservando la carogna di un cane morto, fu l' unico a non manifestare schifo e disgusto, ma a notare come fossero belli i denti dell' animale. Occorre avere la bellezza dentro per riconoscerla là dove la si incontra fosse anche una cosa apparentemente brutta come un animale putrefatto o una cellula degenerata, fosse una cosa apparentemente arida come la ricerca scientifica. E così si riesce a trasformare il materiale che abbiamo tra le mani, costruendo con esso qualcosa di bello, portando armonia nel mondo. Che è, io penso, lo scopo per cui siamo nati.

Le tue immagini mi hanno dato emozione per questa capacità di portare nella categoria della Bellezza e della Universalità quello che avevo incontrato nella tecnica e nel settoriale. Quelle cellule che dipingi diventano oasi di luce materna, o contrasti feroci, o esplosioni di vita ostinatamente tesa al proprio mantenimento , diventano astri persi in un cosmo che sboccia dall' obbiettivo di un microscopio ma che acquista il linguaggio dell' infinito.

E, con la logica stringente dell' Arte vera, le tue immagini portano al colloquio con il Divino, colloquio che per un carattere come il tuo non può essere facile e pacifico, ma deve assumere per forza la forma della lotta di Giacobbe con l'Angelo: L' ho detto prima, a te non tutto sembra facile e logico, devi digerirlo bene e farlo tuo, oppure rifiutarlo di brutto.

Caro Pietro, io non sono un artista come te, ho lasciato che il mio sentimento parlasse a ruota libera, e forse di persona non sarei riuscito a dire tutto per quel pudore che frena quando si deve dire qualcosa che sta veramente a cuore. Forse, anche, ho detto un cumulo di sciocchezze, ma sono mie e me le hanno regalate i tuoi quadri. Se è vero, come per Croce, che l' Arte è intuizione lirica, le tue opere mi hanno fatto ri-conoscere qualcosa che dormiva in me, e quindi mi hanno elevato ad una dimensione di creazione (creazione per te, ri-creazione per me). Protetto come sono da una tastiera, lascia che ti ringrazi per questo dono che le tue immagini sono in grado di dare.

Un grande abbraccio

Massimo Gulisano

 

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